Panopticon, ovvero come stiamo realizzando il sogno di ogni regime totalitario

Vi invito a leggere questo articolo sulla sorveglianza digitale e sul nuovo Panopticon che ho scritto insieme a Natan/Martino:

Tecnologie per la sorveglianza di massa crescono. Che possiamo fare?

Pensando a quello che stiamo vivendo, un leader (di un regime totalitario ma anche pseudo-democratico) potrebbe scrivere:

“Viviamo in un momento particolarmente felice. Un momento di grandi opportunità. Nei prossimi mesi e anni la maggior parte dei nostri sogni diverranno realtà e questo grazie alla tecnologia e alla collaborazione di tutti gli uomini e le donne del pianeta!”

“Mai come in questo periodo è diventato facile acquisire informazioni sulle persone, su quello che fanno, quello che pensano. Siamo in grado di capire prima che sia troppo tardi anche quello che vorrebbero fare e vorrebbero pensare. Questo ci permette di guidarle verso il bene loro e dello stato, evitando i rischi insiti nella troppa libertà. E questo le persone lo hanno capito benissimo: prova ne sia il fatto che non sono più necessari i metodi antiquati e purtroppo brutali a cui dovevamo ricorrere in passato. Sono loro stesse a fornirci tutte le informazioni che ci servono!”

Siamo in un periodo storico in cui un numero sempre crescente di persone nel globo è sotto l’influenza di regimi di tipo non democratico. Il Democracy Index dell’Economist si apre con questa frase: “Nell’Indice di Democrazia del 2019 il punteggio medio rispetto alla democrazia è caduto da 5.48 nel 2018 a 5.44 (su scala da 1 a 10). Questo è il peggior punteggio medio globale da quando l’Indice è stato introdotto per la prima volta nel 2006”. Guardando i numeri, solo il 5,7% della popolazione mondiale vive nei 22 stati definiti come “democrazie complete”.

Per saperne di più sugli impatti e le prospettive… leggete l’articolo su Agenda Digitale:

 

Lyskamm e nuvole: riflessioni sulla vita e sull’evoluzione digitale

Sono reduce da un viaggio sul crinale tra il cielo e la terra. La traversata del Lyskamm: 5 km di cresta che dal Col del Lys portano al ghiacciaio del Felik. Siamo partiti dalla Capanna Gnifetti alle 3:40 di mattina con buone previsioni meteo e con tante nuvole che giocavano a spaventarci… ma restavano sempre (come da previsioni!) sotto i 3000 metri. Un’esperienza unica: sia per l’incredibile panorama (guardare qualche video su youtube per credere), sia per le caratteristiche di questa traversata. Caratteristiche che mi hanno ispirato una serie di riflessioni in ordine sparso sulla vita e sull’evoluzione digitale in corso. Per essere chiari: non è che durante la traversata pensassi a queste cose, sarei stato un folle. Durante le 5 ore passate in cresta non ho fatto altro che ”respirare” la natura incredibile che mi avvolgeva e.… restare maniacalmente concentrato su ogni passo. Perché il Lyskamm non presenta difficoltà alpinistiche particolari, ma non si può sbagliare un passo. Come le nostre guide Marco (l’esperto) e Paolo (il carismatico: avete presente il protagonista della serie Netflix: “Messiah”? Uguale) ci raccomandavano di frequente. Il percorso è stato letteralmente un alternarsi di piccoli passi uno dietro l’altro, che richiedevano la massima concentrazione, con alcuni momenti di sosta (sul col del Lys, sulla cima del Lyskamm orientale e poi occidentale…) dove ci era consentito ”alzare lo sguardo” e bere di quella ineguagliabile bellezza. Dal Monviso al Cervino, dal Bianco al Gran Paradiso, dalla Jungfrau alle altre montagne delle catene svizzere… tutto si dispiegava davanti a noi in quei momenti di beatitudine. Oltre naturalmente all’ineguagliabile cresta del Lyskamm.

Durante la traversata però il mio cervello sembrava funzionare in dual mode: da un lato la focalizzazione totale sul momento presente, dall’altro dei momenti quasi di illuminazione durante le pause in cui ci era permesso riprendere fiato, sia fisicamente che mentalmente. Illuminazioni che restavano a livello semi/cosciente e che mi si sono chiarite solo la sera al rifugio Quintino Sella.

Credo che quello che ho sperimentato sia una grande metafora dei processi di trasformazione ed evoluzione che noi tutti viviamo. Vale per l’evoluzione o la trasformazione digitale (tema quanto mai attuale), ma anche per l’evoluzione dei rapporti interpersonali, per le scelte lavorative o per qualunque cambiamento importante stiate vivendo. Vediamolo nel caso della digital transformation in corso, ma ricordate quanto scritto sopra: la metafora può essere applicata ad ogni trasformazione importante.

Per la digital evolution/revolution/transformaton (scegliete voi l’aggettivo che preferite) gli ingredienti a pensarci bene sono:

  • Leadership: avere una guida sicura e di esperienza che sappia far emergere il meglio da tutte le persone coinvolte ed orientare nelle scelte cruciali. Non una guida autoritaria vecchio stile, ma qualcuno come Marco e Paolo che hanno saputo tirar fuori quasi maieuticamente dai componenti della spedizione il meglio delle loro capacita. In ogni viaggio ci sono poi dei punti di svolta cruciali su cui la guida deve saper indirizzare e consigliere, altrimenti gli effetti potrebbero essere catastrofici (si veda il dramma raccontato nella conclusione).
  • Equilibrio! È evidente la necessità di questa dote in una traversata come quella del Lyskamm, ma credo non sia abbastanza evidenziata l’importanza di questo elemento nella vita. I leader e le trasformazioni ”durature” a mio parere sono quelle più equilibrate. La violenza delle trasformazioni di Mao, di Stalin, di una certa politica estera Statunitense che abbiamo visto nel XX secolo hanno prodotto fondamentalmente disastri. Percorsi più equilibrati (qui ognuno metta i suoi esempi) hanno prodotto frutti duraturi e positivi. Attenzione che a quello che sta accadendo con la trasformazione digitale in corso: ad oggi mi pare troppo spesso un processo violento e senza equilibrio.
  • Capacità di bilanciare la focalizzazione sul momento presente con lo sguardo ampio della visione strategica. C’è una preghiera nella bibbia che dice: ”Dacci o Signore il pane da mangiare e i semi per seminare”. Un passo dopo l’altro, spesso con lo sguardo fisso ai propri piedi, ma con momenti di sguardo lontano sull’orizzonte. In fondo, è ancora una questione di equilibrio!

 

(Io insieme a Marco, la guida esperta)

(Io con Paolo, la guida carismatica e benedicente)

Purtroppo l’ultimo tratto di discesa è stato funestato da un episodio drammatico. Una cordata di due persone che stava scendendo da un pendio ghiacciato ha perso il controllo ed è scivolata ad altissima velocità per 4 o 500 metri di dislivello (qualche chilometro di scivolata su ghiacciaio). Un volo impressionante, senza che nessuno potesse far nulla per fermarli. Ho ancora nella mente gli sguardi dei due che sfrecciavano non lontano da noi. Abbiamo subito chiamato i soccorsi ed in pochi minuti è arrivato un elicottero. Purtroppo abbiamo visto diverse cordate che, invece di scegliere la via di discesa dell’ultimo tratto su facili roccette per la quale ci ha condotto la nostra guida, hanno preferito scendere un pendio ghiacciato. È stato un miracolo che i due sfortunati non abbiano urtato altre cordate (erano almeno 5 o 6 in quel momento) causando un effetto domino. Non voglio giudicare le scelte di altri alpinisti, ma certamente la via sulle roccette era più sicura, mentre il pendio ghiacciato non aggiungeva molto alla fantastica traversata che stavamo per concludere se non un rischio incontrollato. Marco, la nostra guida, dopo aver chiamato i soccorsi ci ha subito riscossi dallo choc e ci ha chiesto di concentrarci ancora sui nostri piedi e su quelli soltanto per l’ultimo pezzo di cresta affilata. Aveva bisogno di arrivare in fretta ad un avvallamento sottostante per capire se c’era bisogno di lui e di Paolo per i primi soccorsi. È stato il momento più difficile per noi, il pensiero andava ai due malcapitati e la tentazione di guardare verso di loro era forte. Marco ci ha guidati con mano ferma sia nella scelta del percorso migliore (evitando il pendio pericoloso), sia nella gestione dell’impatto psicologico di quanto avevamo visto. Ci ha fermato per qualche minuto prima di fare l’ultimo tratto di cresta affilata e poi ci ha detto: ”Ora non pensate a loro, da qui non possiamo fare niente. E NON GUARDATE VERSO DI LORO. Pensate solo al prossimo passo, così potremo arrivare più in fretta vicino al luogo dell’incidente e capire se possiamo dare una mano”. Alla fine l’elicottero è stato fortunatamente più veloce (noi eravamo piuttosto distanti dal luogo del loro atterraggio finale). Con una buona dose di sollievo abbiamo potuto costatare che, nonostante il salto impressionate al di sopra di una paurosa seraccata, i due si muovevano ed erano vigili. Dalle informazioni che ho ad oggi sono stati ricoverati a Berna, in condizioni serie ma vivi. In quei frangenti Marco ci ha dato una lezione di leadership che non dimenticherò.

NOTA: come forse qualcuno ricorderà, ci era rimasto un altro obiettivo incompiuto, il Castore, che abbiamo conquistato il giorno dopo. Qui puoi trovare la storia del primo tentativo fallito:

Punta Castore, ovvero l’arte di saper rinunciare e il TechQuilibrium

 

NOTA (2): altre foto disponibili qui e qui!

Digital evolution, la lezione delle cattedrali romaniche

“Soprattutto in questo momento storico in cui i cambiamenti sono stati e saranno violenti per tutte le aziende e le organizzazioni, la flessibilità e l’agilità sono virtù fondamentali. Fino a prima della crisi innescata dal coronavirus, alcune aziende erano “costrette” a cambiare continuamente, altre navigavano placide come se il mondo fosse un mare tranquillo e sempre uguale. Ora quel tempo è finito. Nel mio ambito ad esempio (l’università), è cambiato completamente sia il modello operativo che il modello di business in due settimane!”

Leggi l’articolo “Digital evolution, la lezione delle cattedrali romaniche”su Agenda Digitale!

 

Coronavirus: il grande confronto tra diritto alla salute, sorveglianza, e privacy (un video dibattito e un po’ di link per approfondire…)

Interessante live streaming a cui ho partecipato ieri con Giorgia Zunino e Giuseppe Vaciago: “Coronavirus: il grande confronto tra diritto alla salute, sorveglianza e privacy”

Leggi tutto “Coronavirus: il grande confronto tra diritto alla salute, sorveglianza, e privacy (un video dibattito e un po’ di link per approfondire…)”

Big data e small data contro il coronavirus: una proposta per l’Italia

Sul tema dei dati (big o small) si è parlato tanto come strumento di controllo del coronavirus. A volte correndo il rischio di idolatrare in modo fuorviante la tecnologia. Però se usata bene la tecnologia, nel rispetto dei diritti e delle libertà personali, può essere uno strumento estremamente potente ed efficace, come alcune esperienze nel mondo dimostrano…

Leggi l’articolo su Agenda Digitale.

 

 

 

 

Trasformazione digitale, quei due killer del valore

Una riflessione sulla trasformazione digitale e sui “debiti” che questa implica.

Non c’è solo il debito tecnico in senso stretto, ma anche il “debito di customer experience”. Anche nella violenta trasformazione digitale in corso. Perché “violent delights have violent ends”…

Se volete leggere altri articoli sul digitale e quanto sta avvenendo in questi giorni:

https://www.yottabronto.net/ai-maligna-coronavirus/

https://www.yottabronto.net/coronavirus-deep-impact-10-tips-the-future/

https://www.yottabronto.net/informatico-ignoto/

https://www.yottabronto.net/oggi-ho-chiuso-bottega/

https://www.yottabronto.net/il-bello-del-digitale-ai-tempi-del-coronavirus/

https://www.yottabronto.net/ai-novissima/

L’AI maligna che ci salverà dal Coronavirus – Opportunità e dilemmi etici

Una riflessione su quello che l’intelligenza artificiale (AI) può fare per aiutarci.

La buona notizia è che ci sono ottime prospettive.

La cattiva è che ci sono implicazioni etiche importanti e da non sottovalutare…

Altre riflessioni in forma di raccolto sul tema dell’AI le potete trovare sulla pagina di NOVissima – quattro racconti sull’intelligenza artificiale.

 

PS:  al di là del titolo volutamente provocatorio, non credo che l’AI (artificial intelligence o intelligenza artificiale, sempre scritto in minuscolo però) di per sé possa essere “maligna”. Sono della scuola che pensa che l’AI sia uno strumento, anche se più sofisticato e potente di altri, e che la mente umana sia qualcosa di completamente diverso da un computer[1]. Potrei citare Searle e l’esperimento della stanza cinese[2], così come Luciano Floridi[3] e tanti altri filosofi e studiosi. Nessuno di noi direbbe mai: “Una bomba atomica maligna ha distrutto Hiroshima e Nagasaki”. Al di là di quello che il genere cinematografico/letterario della distopia ci ha mostrato, da HAL9000 di 2001 Odissea nello spazio a Terminator, da Matrix a Ex Machina, da I Robot a Westworld.

[1] In altre parole non credo al “computazionalismo”: https://en.wikipedia.org/wiki/Computational_theory_of_mind

[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Chinese_room

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Floridi

 

Novissima: quattro racconti sull’Intelligenza Artificiale

NOVissima, ovvero quattro storie sull’Intelligenza Artificiale e le cose ultime: la morte, il giudizio, l’inferno e il paradiso

Con il commento finale di Cosimo Accoto, filosofo, saggista e ricercatore affiliato al MIT.

ECCO TUTTI E QUATTRO I RACCONTI della serie:

Primo racconto: “La vita che ti ho dato (ovvero della Morte)”.

 

Secondo racconto: “Panopticon (ovvero del Giudizio)”.

Terzo racconto: “Esodo dalla terra promessa (ovvero dell’infermo)”.

Prima parte del quarto (e ultimo) racconto: “I Custodi (ovvero del viaggio verso il Paradiso) – Parte I”.

Ecco la seconda e conclusiva parte del quarto (e ultimo) racconto: “I Custodi (ovvero del viaggio verso il Paradiso) – Parte II”.

Se vuoi scoprire altri temi su tecnologia e dintorni che mi appassionano, puoi navigare il sito oppure leggere gli articoli sul Blog

G.and.A.L.F.: intervista a Radio Next – Radio 24 sul governo della trasformazione (evoluzione) digitale

Condivido il podcast dell’intervista andata in onda ieri a Radio Next (Radio 24) sul metodo G.and.A.L.F.:

Per approfondire l’approccio proposto, rimando al mio articolo “Governance della trasformazione digitale, cambiare approccio col metodo Gandalf: ecco come” su Agenda Digitale.

Nulla di particolarmente nuovo: nell’articolo non faccio altro che ripercorrere e narrare, con un filo conduttore un po’ particolare, le buone pratiche Lean e Agile applicate però al tema della governance. Ne abbiamo parlato anche all’ultimo congresso di AISIS.

Grazie a Pepe Moder per l’opportunità e ai tanti che mi hanno contattato su Linked-in condividendo impressioni e spunti!

 

 

La lezione di Israele sulla business agility Parte 2: Gerusalemme (la diversità) e il kibbutz (l’umiltà)

Seconda parte della riflessione sulla business agility (organizational agility) a partire da quattro immagini di un paese in bilico tra eccellenza e caos, Israele. L’articolo che segue è la continuazione di: “La lezione di Israele sulla business agility – Parte 1

Leggi tutto “La lezione di Israele sulla business agility Parte 2: Gerusalemme (la diversità) e il kibbutz (l’umiltà)”

La lezione di Israele sulla business agility – Parte 1: Hebron (la necessità) e Tel Aviv (l’innovazione come ecosistema)

Una riflessione sulla business agility (o organizational agility) a partire da quattro immagini di un paese in bilico tra eccellenza e caos, Israele:

  • Hebron, ovvero della necessità
  • Tel Aviv, ovvero dell’innovazione come ecosistema
  • Il Kibbutz, ovvero dell’umiltà
  • Gerusalemme, ovvero della diversità

Leggi tutto “La lezione di Israele sulla business agility – Parte 1: Hebron (la necessità) e Tel Aviv (l’innovazione come ecosistema)”

Governance della trasformazione digitale: il metodo G.and.A.L.F.

Tutti parlano di digital transformation, ma purtroppo un numero inaccettabilmente elevato di programmi di trasformazione digitale fallisce o non da i risultati sperati. Ci deve essere un modo diverso di governare il cambiamento… in questo articolo provo a ragionare su un’alternativa, il metodo G.and.A.L.F.:

Governance della trasformazione digitale: il metodo G.and.A.L.F.

Se vuoi approfondire altri temi digitali, visita il blog di yottabronto.net

 

Stella che sogna… HolyLaLaLand!

“Ho fatto un sogno”, diceva un famoso segugio mio amico.

Anche io ho fatto un sogno: ho sognato che tutta la famiglia andava in un paese lontano, pieno di gatti e senza cani! Quasi un incubo!

Poi, quando mi sono svegliata, ho trovato questo video di 10 minuti fatto da Joy su un viaggio in Israele e Giordania:

Incredibile quante cose hanno fatto mentre io mi schiacciavo un pisolino! Allora è proprio vero che il tempo scorre in modo diverso per i cani e per gli umani!

Stella

PS: mi dicono che se volete leggere il resoconto del viaggio, dovete andare invece su questo post del blog. Un po’ lungo, ma si sa: Giulio quando comincia a scrivere non si ferma più! Ora me ne torno a dormire.

Lettera ai miei figli sul futuro dell’Intelligenza Umana ai tempi dell’intelligenza artificiale: il modello Start Trek (serie classica e TNG)

Intelligenza umana e intelligenza artificiale: competizione o collaborazione? L’intelligenza artificiale soppianterà le competenze umane o le complementerà?  In questa lettera ai miei figli propongo un modello, non nuovo: quello di Star Trek (serie Classica e TNG).

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Alice nella classe capovolta: la digital trasformation dove non te la aspetteresti (grazie all’Intelligenza Collettiva)!

Ricomincia l’anno scolastico. Tante speranze, tanti mal di pancia: il rapporto tra genitori e insegnanti è sempre più difficile, i ragazzi vivono ormai con la testa ovunque tranne che in classe, scuola e tecnologie sembrano essere due concetti antitetici. Eppure, come scoprirete leggendo questo brano dei protagonisti di Yottabyte e Brontobyte, anche in (alcune) scuole sta avvenendo una vera e propria rivoluzione digitale. Basta guardare le cose capovolte.

Leggi tutto “Alice nella classe capovolta: la digital trasformation dove non te la aspetteresti (grazie all’Intelligenza Collettiva)!”

Innovazione (in sanità e non solo): e se dovessimo imparare dalle mamme e da Melinda?

L’innovazione ha molte facce, ma più ne leggo e ne parlo e più penso che stiamo vivendo il paradosso di un’innovazione fossilizzata, vittima di una visione monoculare. “Ma non esiste prospettiva senza due punti di vista”, come canta anche Fedez. Un esperimento sociale sui protagonisti di Yottabyte e Brontobyte mi ha dato alcuni spunti di riflessione per le vacanze, che condivido…

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