T.H.E. ALLIANCE: il digitale al servizio del mondo!

 

“T.H.E. (Technology for Health and Education) Alliance è un’alleanza di 3 realtà (AISIS, e-Gnosis e Informatica Solidale) che operano nel mondo del volontariato sociale. Hanno già promosso e completato singolarmente diversi progetti in Italia e in Africa e durante il COVID hanno sperimentato una collaborazione ancora più stretta in progetti “di prossimità” per supportare i più fragili, come gli ospiti delle RSA. Inoltre sono in corso e allo studio diverse iniziative in Africa: mai come ora gli strumenti digitali, soprattutto se inseriti in una progettualità organica, possono contribuire drasticamente a migliorare le condizioni di vita delle persone!”

Prendo queste righe introduttive dal sito del Digital Health Summit.

Ho già scritto in passato (potete trovare il link qui) del lavoro nel sociale di AISIS, Informatica Solidate e e-Gnosis. Se volete saperne di più, registratevi sul sito del Digital Health Summit e prenotate la partecipazione alla Stanza 10 il 9 ottobre alle 16:30.

Vi racconteremo dei progetti in corso e futuri:

  • Web per ogni età
  • #Includi
  • Terzo Settore
  • Supporto alle RSA durante il lock-down
  • Vezo Hospital (Madagascar)
  • Help3 (Tanzania)
  • Ospedale di Dodoma
  • Digibyte Enterprise Social Incubator (Kenia)
  • Huruma health center (Kenia)

Non perdete l’occasione di ascoltare e… magari poi di partecipare a qualche iniziativa sociale di T.H.E. Alliance!

Ricostruire la Customer Experience in sanità: il modo più efficace per gestire le fasi 2, 3, 4… del COVID-19 (e superare l’empasse dell’app Immuni)

Solo una customer experience di valore e significato per l’utente potrà guidare la governance sanitaria nella fase “post acuta” dell’emergenza. Ancora più di terapie intensive e telemedicina. Perché passa da qui non solo la gestione degli asintomatici, ma anche la creazione di un modello patient-centered.

Leggi l’articolo su Agenda Digitale!

 

 

All’amatissima Stella (co-autrice del blog Giulio&Stella)

(Puoi vedere il video di Joy su Stella qui)

Carissima e amatissima Stella,

temevo che prima o poi avrei dovuto scriverti l’ultima lettera. Questo blog non potrà più essere lo stesso. Ora la mattina mi alzo e, invece di venire da te a portarti la ciotola con la carne fresca e accarezzarti la schiena stanca, faccio sosta per qualche minuto nell’angolino dove ti abbiamo seppellito. Il tuo collare, una foto e un fiore di Magnolia Stellata sono i segni che la famiglia ha voluto posare per ricordarti.

Gli ultimi momenti sono stati duri. Mi preparavo da un po’, ma non si è mai pronti. Negli ultimi giorni avevi smesso di camminare, ti trascinavi a stento fuori dalla cuccia e alla fine non mangiavi e non bevevi più. Quando ti abbiamo caricato in macchina per l’ultimo viaggio dal veterinario non facevi nulla, solo ci fissavi con i tuoi occhi saggi e profondissimi, ormai quasi ciechi, eppure così penetranti. Alex e Joy[1] ci guardavano partire dalla soglia di casa. Alex silenziosa (una rarità) e Joy… non l’ho mai vista così triste in 16 anni di vita. Io, Natan e Pietro ti abbiamo accompagnata accarezzandoti per tutto il tempo. Ovviamente il codice non scritto della nostra famiglia non prevede una cosa come un maschio che piange, ma il nodo in gola che condividevamo ci rendeva muti e lenti nei movimenti. Una vita insieme, che ci stava sfuggendo tra le mani come sabbia stretta in un pugno chiuso. Avevamo ancora pochi minuti, avremmo voluto durassero un’eternità. Sedici anni sono tanti per un Beagle, ma nessuno di noi era pronto a lasciarti andare. Gli ultimi momenti non riesco a raccontarli: conservo solo l’immagine di noi tre che ti accarezzavamo dolcemente, senza guardarci e senza riuscire a fermarci, mentre tu composta e apparentemente serena ti godevi quelle ultime coccole. O forse eri solo terribilmente sfinita dai pochi movimenti degli ultimi giorni, come non sei mai stata neanche quando correvi a perdifiato giocando con altri cani o con i bimbi per ore.  Eri ormai pronta per l’ultimo viaggio. Il veterinario efficiente e premuroso all’opera, che ti faceva scivolare lentamente nell’incoscienza e poi nella pace.

Ma ora mi rendo conto che l’immagine delle ultime ore, che è scolpita nella mia memoria insieme a tre o quattro momenti topici della mia vita, non deve essere l’unico ricordo da conservare gelosamente. Voglio ricordarti come eri dentro, fino agli ultimi giorni. Una presenza discreta, pacifica, sempre di buon umore, affettuosa ed accogliente verso tutti. Mi tornano in mente le immagini di te cucciola, compagna inseparabile di gioco di Natan, Pietro e Joy. Tante istantanee e tanti momenti gioiosi o curiosi. Come quella volta che entrò in giardino un gattino di pochi mesi: prima ti avvicinasti di corsa, poi appena lui ti mostrò le unghie scappasti nella cuccia tremando terrorizzata. Hai sempre avuto un rapporto non semplice con i gatti anche quando loro si mostravano affettuosi, come il gatto del veterinario che cercava di giocare con te e che tu scansavi spaventata. O quella volta che ti lasciammo da Marta per andare in Vietnam a incontrare Joy. Al ritorno ci facesti una gran festa, ma anche Marta era contenta di vederci. Il suo bel giardino era irriconoscibile. Ogni cosa al di sotto dei 60 centimetri era mangiata (dalle zucchine all’insalata) o rosicchiata (i cavi del cancello elettrico). Di questa tua voracità strabordante ne sapevano qualcosa anche i vicini nella nostra prima casa. Loro abitavano di sopra e ogni tanto qualcosa cadeva dal loro terrazzo al nostro giardino. Una scarpa, un giocattolo, una maglietta: qualunque cosa fosse, partiva l’urlo disperato della vicina. “Attenzioneeeee a Stellaaaaa”. E poi corse giù dalle scale, strimpellare frenetico del campanello, nocche spellate sulla porta. Tutto inutile. Per quanto fossimo veloci, entro 5 secondi, qualunque cosa caduta nel nostro giardino veniva da te ridotta in brandelli. Una volta scavasti anche un buco sotto la recinzione e sconfinasti nel giardino dei vicini. Ancora oggi i loro figli ventenni non sanno che tu fosti la causa (di sicuro non intenzionale, forse stavi solo giocando con lui con un po’ troppa foga), della scomparsa del loro bel coniglietto bianco. Però con i bambini sei sempre stata dolcissima. Certo a modo tuo. Uno dei tuoi primi incontri con Joy fu sul portico adiacente al tuo giardino. Il cancelletto era rimasto aperto, così tu avanzasti per entrare in casa mentre Joy piccolissima usciva gattonando. Per te fu amore a prima vista: un tripudio di leccate, salti, strusciamenti, saliva e guaiti. Per Joy, che non aveva familiarità con gli animali, un trauma: strillò fino a rimanere senza fiato, sconvolta da tanto affetto. Te la strappammo letteralmente ricoperta di bava e di peli, con te che saltellavi entusiasta della tua nuova amica, lei sconvolta e quasi cianotica. Fu l’inizio di un’amicizia bellissima, che si consolidò soprattutto quando Joy iniziò a camminare e imparò a contenere il tuo amore totale e bavoso. Anche con Pietro hai avuto momenti di “fusione liquida”, ma lui ricambiava i tuoi baci e le tue leccate senza farsi intimorire. Natan invece era più grandicello quando sei entrata a far parte della nostra famiglia, ma è lui che ti ha voluta e ti ha scelta quando ti abbiamo visto alla mostra canina. Ed è forse la persona che ti ha dedicato più attenzione e più affetto di tutti noi, anche negli ultimi tempi. Ancora oggi Natan passa parecchio tempo a fissare l’angolo di giardino dove riposi.

Dopo la fase giovanile sei maturata e sei anche diventata compagna di scrittura per me. Questo blog porta il nome di entrambi perché mi hai ispirato talmente spesso che ti sento una co-autrice. Ad esempio, in “Yottabyte e Brontobyte” mi hai aiutato a focalizzare le mie riflessioni sull’intelligenza artificiale (e ancora ho il dubbio che tu sia una SuperIntelligenza). In altri casi mi hai stimolato, sempre in modo discreto come sai fare tu, a ragionare sull’innovazione digitale. Spesso eri semplicemente vicino a me mentre scrivevo sul portico di casa. Arrivavi puntuale quando prendevo il tè e ti lasciavi accarezzare attendendo paziente (ma determinata) un biscotto. Ancora adesso, mentre scrivo queste righe, ogni tanto la mia mano si sporge a cercare la tua pelliccia morbida da accarezzare.

Negli ultimi anni ti eri notevolmente calmata. L’ultima grande avventura è stata la tua fuga rocambolesca durata due giorni. Hai percorso chilometri, incontrato gente (che di sicuro avrai leccato abbondantemente), passato una notte al canile (che ci è costata 100 euro, ma del resto se uno dorme fuori un po’ deve spendere), prima di essere da noi rintracciata e riportata a casa. Felice come una “pasqua”, da lì in poi non hai più tentato di scappare. Forse ti mancava quell’esperienza: dopo aver percorso con noi tante volte le montagne del Trentino, volevi vedere un po’ di mondo da sola!

Gli ultimi mesi sono stati faticosi. Ma qualche sprazzo di allegria ancora l’avevi, come quando hai conosciuto il gatto che ospitiamo, Morris. Con lui ti sei riconciliata con il mondo dei gatti. Morris e Stella: lui guardingo e veloce, tu affettuosa e lenta: un amore impossibile. Hai tentato di rincorrerlo scodinzolando, come sempre accogliente e festosa con tutti.

Ora io sono sicuro che tu da qualche parte continui a guardarci e forse a leggere anche questo mio blog. Per chi reputasse questo pensiero poco ortodosso, invito a leggere l’enciclica “Laudato Si “ di Papa Francesco, o gli scritti di Teilhard de Chardin. Non ci sono certezze, ma degli spunti interessanti certamente.

Avrei ancora tante cose da dire, e tante ne vorrei raccontare anche a Stella, ma…

It’s been a long day without you my friend
And I’ll tell you all about it when I see you again
We’ve come a long way from where we began
Oh I’ll tell you all about it when I see you again
When I see you again

PS: se siete arrivati fino a qui e non avete ancora visto il Video che Joy ha preparato, non potete perdervelo!

(Puoi vedere il video di Joy su Stella qui)

 

[1] Ho utilizzato gli stessi pseudonimi per i diversi membri della famiglia presenti in “Yottabyte e Brontobyte”. Alex, Joy, Natan e Pietro… chi ci conosce saprà facilmente abbinare i nomi ai membri della famiglia. L’unica protagonista a cui non avevo cambiato nome era proprio lei, Stella!

Coronavirus: il grande confronto tra diritto alla salute, sorveglianza, e privacy (un video dibattito e un po’ di link per approfondire…)

Interessante live streaming a cui ho partecipato ieri con Giorgia Zunino e Giuseppe Vaciago: “Coronavirus: il grande confronto tra diritto alla salute, sorveglianza e privacy”

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La lezione di Israele sulla business agility Parte 2: Gerusalemme (la diversità) e il kibbutz (l’umiltà)

Seconda parte della riflessione sulla business agility (organizational agility) a partire da quattro immagini di un paese in bilico tra eccellenza e caos, Israele. L’articolo che segue è la continuazione di: “La lezione di Israele sulla business agility – Parte 1

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La lezione di Israele sulla business agility – Parte 1: Hebron (la necessità) e Tel Aviv (l’innovazione come ecosistema)

Una riflessione sulla business agility (o organizational agility) a partire da quattro immagini di un paese in bilico tra eccellenza e caos, Israele:

  • Hebron, ovvero della necessità
  • Tel Aviv, ovvero dell’innovazione come ecosistema
  • Il Kibbutz, ovvero dell’umiltà
  • Gerusalemme, ovvero della diversità

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Lettera ai miei figli sul futuro dell’Intelligenza Umana ai tempi dell’intelligenza artificiale: il modello Start Trek (serie classica e TNG)

Intelligenza umana e intelligenza artificiale: competizione o collaborazione? L’intelligenza artificiale soppianterà le competenze umane o le complementerà?  In questa lettera ai miei figli propongo un modello, non nuovo: quello di Star Trek (serie Classica e TNG).

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Alice nella classe capovolta: la digital trasformation dove non te la aspetteresti (grazie all’Intelligenza Collettiva)!

Ricomincia l’anno scolastico. Tante speranze, tanti mal di pancia: il rapporto tra genitori e insegnanti è sempre più difficile, i ragazzi vivono ormai con la testa ovunque tranne che in classe, scuola e tecnologie sembrano essere due concetti antitetici. Eppure, come scoprirete leggendo questo brano dei protagonisti di Yottabyte e Brontobyte, anche in (alcune) scuole sta avvenendo una vera e propria rivoluzione digitale. Basta guardare le cose capovolte.

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Innovazione (in sanità e non solo): e se dovessimo imparare dalle mamme e da Melinda?

L’innovazione ha molte facce, ma più ne leggo e ne parlo e più penso che stiamo vivendo il paradosso di un’innovazione fossilizzata, vittima di una visione monoculare. “Ma non esiste prospettiva senza due punti di vista”, come canta anche Fedez. Un esperimento sociale sui protagonisti di Yottabyte e Brontobyte mi ha dato alcuni spunti di riflessione per le vacanze, che condivido…

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Linguine al pesto di avocado, gelato dell’albero e… innovazione! (Made in China 2025)

La geografia dell’Hi-tech (ossia delle innovazioni tecnologiche di punta) si sta modificando velocemente. Paesi che fino a qualche anno fa erano leader indiscussi si stanno ripiegando su se stessi, mentre altri stanno lavorando intensamente per conquistare il nuovo primato. Cosa c’entri tutto questo con il pesto di avocato e il gelato dell’albero, lo scoprirete leggendo il resoconto di questa cena dei protagonisti di  Yottabyte e Brontobyte

 

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