Lyskamm e nuvole: riflessioni sulla vita e sull’evoluzione digitale

Sono reduce da un viaggio sul crinale tra il cielo e la terra. La traversata del Lyskamm: 5 km di cresta che dal Col del Lys portano al ghiacciaio del Felik. Siamo partiti dalla Capanna Gnifetti alle 3:40 di mattina con buone previsioni meteo e con tante nuvole che giocavano a spaventarci… ma restavano sempre (come da previsioni!) sotto i 3000 metri. Un’esperienza unica: sia per l’incredibile panorama (guardare qualche video su youtube per credere), sia per le caratteristiche di questa traversata. Caratteristiche che mi hanno ispirato una serie di riflessioni in ordine sparso sulla vita e sull’evoluzione digitale in corso. Per essere chiari: non è che durante la traversata pensassi a queste cose, sarei stato un folle. Durante le 5 ore passate in cresta non ho fatto altro che ”respirare” la natura incredibile che mi avvolgeva e.… restare maniacalmente concentrato su ogni passo. Perché il Lyskamm non presenta difficoltà alpinistiche particolari, ma non si può sbagliare un passo. Come le nostre guide Marco (l’esperto) e Paolo (il carismatico: avete presente il protagonista della serie Netflix: “Messiah”? Uguale) ci raccomandavano di frequente. Il percorso è stato letteralmente un alternarsi di piccoli passi uno dietro l’altro, che richiedevano la massima concentrazione, con alcuni momenti di sosta (sul col del Lys, sulla cima del Lyskamm orientale e poi occidentale…) dove ci era consentito ”alzare lo sguardo” e bere di quella ineguagliabile bellezza. Dal Monviso al Cervino, dal Bianco al Gran Paradiso, dalla Jungfrau alle altre montagne delle catene svizzere… tutto si dispiegava davanti a noi in quei momenti di beatitudine. Oltre naturalmente all’ineguagliabile cresta del Lyskamm.

Durante la traversata però il mio cervello sembrava funzionare in dual mode: da un lato la focalizzazione totale sul momento presente, dall’altro dei momenti quasi di illuminazione durante le pause in cui ci era permesso riprendere fiato, sia fisicamente che mentalmente. Illuminazioni che restavano a livello semi/cosciente e che mi si sono chiarite solo la sera al rifugio Quintino Sella.

Credo che quello che ho sperimentato sia una grande metafora dei processi di trasformazione ed evoluzione che noi tutti viviamo. Vale per l’evoluzione o la trasformazione digitale (tema quanto mai attuale), ma anche per l’evoluzione dei rapporti interpersonali, per le scelte lavorative o per qualunque cambiamento importante stiate vivendo. Vediamolo nel caso della digital transformation in corso, ma ricordate quanto scritto sopra: la metafora può essere applicata ad ogni trasformazione importante.

Per la digital evolution/revolution/transformaton (scegliete voi l’aggettivo che preferite) gli ingredienti a pensarci bene sono:

  • Leadership: avere una guida sicura e di esperienza che sappia far emergere il meglio da tutte le persone coinvolte ed orientare nelle scelte cruciali. Non una guida autoritaria vecchio stile, ma qualcuno come Marco e Paolo che hanno saputo tirar fuori quasi maieuticamente dai componenti della spedizione il meglio delle loro capacita. In ogni viaggio ci sono poi dei punti di svolta cruciali su cui la guida deve saper indirizzare e consigliere, altrimenti gli effetti potrebbero essere catastrofici (si veda il dramma raccontato nella conclusione).
  • Equilibrio! È evidente la necessità di questa dote in una traversata come quella del Lyskamm, ma credo non sia abbastanza evidenziata l’importanza di questo elemento nella vita. I leader e le trasformazioni ”durature” a mio parere sono quelle più equilibrate. La violenza delle trasformazioni di Mao, di Stalin, di una certa politica estera Statunitense che abbiamo visto nel XX secolo hanno prodotto fondamentalmente disastri. Percorsi più equilibrati (qui ognuno metta i suoi esempi) hanno prodotto frutti duraturi e positivi. Attenzione che a quello che sta accadendo con la trasformazione digitale in corso: ad oggi mi pare troppo spesso un processo violento e senza equilibrio.
  • Capacità di bilanciare la focalizzazione sul momento presente con lo sguardo ampio della visione strategica. C’è una preghiera nella bibbia che dice: ”Dacci o Signore il pane da mangiare e i semi per seminare”. Un passo dopo l’altro, spesso con lo sguardo fisso ai propri piedi, ma con momenti di sguardo lontano sull’orizzonte. In fondo, è ancora una questione di equilibrio!

 

(Io insieme a Marco, la guida esperta)

(Io con Paolo, la guida carismatica e benedicente)

Purtroppo l’ultimo tratto di discesa è stato funestato da un episodio drammatico. Una cordata di due persone che stava scendendo da un pendio ghiacciato ha perso il controllo ed è scivolata ad altissima velocità per 4 o 500 metri di dislivello (qualche chilometro di scivolata su ghiacciaio). Un volo impressionante, senza che nessuno potesse far nulla per fermarli. Ho ancora nella mente gli sguardi dei due che sfrecciavano non lontano da noi. Abbiamo subito chiamato i soccorsi ed in pochi minuti è arrivato un elicottero. Purtroppo abbiamo visto diverse cordate che, invece di scegliere la via di discesa dell’ultimo tratto su facili roccette per la quale ci ha condotto la nostra guida, hanno preferito scendere un pendio ghiacciato. È stato un miracolo che i due sfortunati non abbiano urtato altre cordate (erano almeno 5 o 6 in quel momento) causando un effetto domino. Non voglio giudicare le scelte di altri alpinisti, ma certamente la via sulle roccette era più sicura, mentre il pendio ghiacciato non aggiungeva molto alla fantastica traversata che stavamo per concludere se non un rischio incontrollato. Marco, la nostra guida, dopo aver chiamato i soccorsi ci ha subito riscossi dallo choc e ci ha chiesto di concentrarci ancora sui nostri piedi e su quelli soltanto per l’ultimo pezzo di cresta affilata. Aveva bisogno di arrivare in fretta ad un avvallamento sottostante per capire se c’era bisogno di lui e di Paolo per i primi soccorsi. È stato il momento più difficile per noi, il pensiero andava ai due malcapitati e la tentazione di guardare verso di loro era forte. Marco ci ha guidati con mano ferma sia nella scelta del percorso migliore (evitando il pendio pericoloso), sia nella gestione dell’impatto psicologico di quanto avevamo visto. Ci ha fermato per qualche minuto prima di fare l’ultimo tratto di cresta affilata e poi ci ha detto: ”Ora non pensate a loro, da qui non possiamo fare niente. E NON GUARDATE VERSO DI LORO. Pensate solo al prossimo passo, così potremo arrivare più in fretta vicino al luogo dell’incidente e capire se possiamo dare una mano”. Alla fine l’elicottero è stato fortunatamente più veloce (noi eravamo piuttosto distanti dal luogo del loro atterraggio finale). Con una buona dose di sollievo abbiamo potuto costatare che, nonostante il salto impressionate al di sopra di una paurosa seraccata, i due si muovevano ed erano vigili. Dalle informazioni che ho ad oggi sono stati ricoverati a Berna, in condizioni serie ma vivi. In quei frangenti Marco ci ha dato una lezione di leadership che non dimenticherò.

NOTA: come forse qualcuno ricorderà, ci era rimasto un altro obiettivo incompiuto, il Castore, che abbiamo conquistato il giorno dopo. Qui puoi trovare la storia del primo tentativo fallito:

Punta Castore, ovvero l’arte di saper rinunciare e il TechQuilibrium

 

NOTA (2): altre foto disponibili qui e qui!